L’analisi di IFR dedica un capitolo alla robotica collaborativa. I cobot, ultimi arrivati nel vasto mondo della robotica industriale (UR ha immesso il primo braccio robotico collaborativo sul mercato nel 2008) hanno contribuito ad abbattere le barriere che prima separavano nettamente il luogo di lavoro degli operatori da quello delle macchine, dando inizio a quel rimescolamento di competenze di cui parlavamo poco sopra.
I bracci robotici collaborativi sono facili da programmare, flessibili, veloci da integrare. Queste caratteristiche – ampiamente riscontrate dallo studio di IFR – incrementano la produttività delle imprese che li utilizzano.
La robotica collaborativa ha portato all'industria e alle PMI in particolare, un duplice vantaggio.
Da un lato ha permesso anche a piccole e medie imprese di dotarsi di automazioni industriali: le dimensioni e il prezzo contenuto rendono i collaborativi la soluzione ideale per aziende di ogni dimensione, soprattutto in presenza di layout produttivi ingombri e disponibilità economiche limitate.
Dall’altro, in virtù dell’immediatezza di messa in opera, la robotica collaborativa contribuisce a colmare quel gap di competenze che si riscontra in presenza di automazioni tradizionali. Gli operatori, attraverso l’utilizzo dei robot collaborativi, acquisiscono competenze di programmazione e divengono autonomi nelle fasi di implementazione dei robot. I cobot, insomma, contribuiscono a formare profili professionali più qualificati e competenti.