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World Robotics 2026, la robotica italiana conferma la sua evoluzione oltre l'automotive

  • 7.824 robot industriali installati in Italia nel 2025: il Paese conferma il secondo mercato europeo per installazioni. Il calo dell’11% è legato principalmente al rallentamento dell’automotive, mentre il mercato non automotive si riduce solo del 5,9%, mostrando maggiore resilienza.
  • La robotica italiana si rafforza nei settori che caratterizzano il Made in Italy: packaging e plastica crescono del 32,7%, con aumenti nelle applicazioni di pallettizzazione (+16,1%) e stampaggio plastica (+9,9%); il comparto metallo e macchinari resta il primo settore cliente con 2.287 installazioni (29% di share di mercato)
  • Riccardo Rosa, UCIMU: «In questa trasformazione un ruolo centrale lo ha la robotica secondo tutte le sue molteplici espressioni: dalla robotica industriale avanzata, a quella collaborativa, passando per le tecnologie che hanno a che fare con i sistemi di visione e controllo, fino ad arrivare all’IA»

Il mercato italiano della robotica industriale sta attraversando una fase di trasformazione: i dati del World Robotics 2026 dell’International Federation of Robotics (IFR) evidenziano come la dinamica delle installazioni robotiche nel 2025 sia stata fortemente influenzata dal rallentamento dell’automotive, mentre gli altri comparti manifatturieri hanno mostrato una maggiore capacità di tenuta.

Nel 2025 l’Italia ha registrato 7.824 nuove installazioni di robot industriali, con una flessione dell’11% rispetto al 2024, mantenendo tuttavia la posizione di secondo mercato europeo per numero di installazioni.

Il dato complessivo riflette soprattutto la riduzione della domanda proveniente dal settore automotive: le installazioni destinate a questo comparto sono diminuite del 50,5%, arrivando a 496 unità, pari al 6,3% del mercato italiano. Si tratta della quota automotive più bassa tra i quattro principali mercati europei (Germania, Francia, Spagna e Italia).

Guardando invece alla componente non automotive, il calo del mercato italiano si riduce al 5,9%, passando da 7.789 a 7.328 unità. Un dato che conferma come la robotica italiana sia sempre più sostenuta da una base industriale diversificata, composta da settori che includono lavorazioni metalliche, plastica, alimentare e packaging.

La manifattura italiana continua a investire in automazione flessibile

Tra i comparti che hanno maggiormente contribuito alla domanda di robotica nel 2025 troviamo:

  • metallo e macchinari, primo settore cliente in Italia con 2.287 installazioni, pari al 29,2% del mercato, con una flessione contenuta al 7,6%;

  • plastica e prodotti chimici, cresciuti del 5% fino a 1.648 unità;

  • alimentare e bevande, in crescita del 2% fino a 1.086 unità.

Questi dati confermano un cambiamento nel modo in cui le imprese italiane stanno approcciando l’automazione: non più soltanto attraverso grandi progetti legati alle linee automotive, ma anche attraverso soluzioni più flessibili dedicate a produzioni diversificate, piccoli lotti e processi ad alta variabilità.

UCIMU: la centralità della robotica nella trasformazione del mondo della macchina utensile

«L’industria manifatturiera italiana, e quella delle macchine utensili in particolare, è stata - ed è tuttora - protagonista di una profonda trasformazione in chiave digitale e di automazione», ha affermato Riccardo Rosa, presidente UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot e automazione**.** «In questa trasformazione un ruolo centrale lo ha la robotica secondo tutte le sue molteplici espressioni: dalla robotica industriale avanzata, a quella collaborativa, passando per le tecnologie che hanno a che fare con i sistemi di visione e controllo, fino ad arrivare all’IA. Al di là delle oscillazioni del mercato, i nostri macchinari sempre di più integrano queste tecnologie in applicazioni industriali efficaci scegliendo la soluzione più adeguata all’esigenza produttiva. Non a caso siamo riconosciuti nel mondo per essere tra i migliori integratori di robotica. L’ottima collaborazione con i player di questo segmento, ci permetterà anche in futuro, di meglio competere sullo scenario internazionale e rendere la nostra offerta e i processi produttivi dei nostri clienti sempre più efficienti e sicuri. Anche per questo UCIMU è impegnata in un’attività sempre più intensa per favorire il confronto e il dialogo tra costruttori di macchine utensili e di robot».

Packaging e pallettizzazione: la crescita delle applicazioni che abilita la competitività del Made in Italy

Tra le aree che meglio rappresentano l’evoluzione della robotica italiana ci sono le applicazioni di fine linea, packaging e pallettizzazione, dove la richiesta di automazione nasce dalla necessità di gestire produzioni diversificate, frequenti cambi formato e processi ad alta intensità di movimentazione.

I dati IFR mostrano una crescita significativa delle applicazioni collegate a questi ambiti: nel 2025 le installazioni dedicate alla pallettizzazione sono aumentate del 16,1%, raggiungendo 817 unità (con un CAGR di +5% sul quinquennio 2020-2025) mentre il comparto gomma e prodotti plastici, fortemente legato alle filiere del packaging e dei beni di consumo, è cresciuto del 33%, arrivando a 669 installazioni.

Questa dinamica riflette le caratteristiche del tessuto produttivo italiano, composto da numerose aziende che lavorano con elevata varietà di prodotti e lotti più contenuti rispetto ai grandi volumi tipici dell’automotive. In questi contesti, soluzioni di automazione flessibile consentono di aumentare produttività e continuità operativa, mantenendo la capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti della domanda.

Le applicazioni di packaging e pallettizzazione rappresentano inoltre un ambito in cui la robotica collaborativa trova particolare applicazione, grazie alla possibilità di integrare automazione in spazi produttivi esistenti, supportando gli operatori nelle attività più ripetitive e fisicamente impegnative.

Enrico Rigotti: “La robotica italiana mostra la forza del suo modello manifatturiero”

«I dati IFR ci restituiscono una fotografia importante del mercato italiano: il rallentamento dell’automotive ha avuto un impatto evidente sulle installazioni complessive, ma allo stesso tempo emerge la solidità di una base manifatturiera ampia e diversificata», commenta Enrico Rigotti, Country Manager Italia di Universal Robots.

«La nostra industria è caratterizzata da una forte presenza di PMI, produzioni specializzate e filiere dove flessibilità, qualità e capacità di adattamento sono elementi competitivi fondamentali. Proprio in questi contesti l’automazione collaborativa può offrire un contributo significativo, permettendo alle aziende di introdurre robotica in modo graduale, integrandola nei processi esistenti e rispondendo a esigenze concrete come aumento della produttività, qualità costante e maggiore ergonomia del lavoro».

«Il futuro dell’automazione italiana passa dalla capacità di combinare competenze industriali consolidate e nuove tecnologie. I robot collaborativi rappresentano uno degli strumenti attraverso cui anche le aziende di dimensioni più contenute possono intraprendere un percorso di innovazione sostenibile e scalabile», conclude Rigotti.

Una robotica sempre più distribuita nei settori industriali

I dati IFR confermano una tendenza già in corso: la robotica industriale sta progressivamente ampliando il proprio campo di applicazione oltre i settori tradizionalmente automatizzati.

In Italia, la densità robotica raggiunge 246 robot ogni 10.000 addetti manifatturieri (dato 2024), con una crescita del 35% rispetto al 2019, indicando un percorso di progressiva integrazione dell’automazione nei processi produttivi.

Per le imprese italiane, soprattutto nei settori caratterizzati da elevata varietà produttiva, la sfida sarà continuare a sviluppare modelli di automazione capaci di unire tecnologia, competenze delle persone e flessibilità operativa.

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We believe that collaborative robotic technology can be used to benefit all aspects of task-based businesses – no matter what their size.

We believe that the latest collaborative robot technology should be available to all businesses. The nominal investment cost is quickly recovered as our robotic arms have an average payback period of just six months.